Il Nepal, incastonato tra le montagne dell’Himalaya e stretto tra due giganti come India e Cina, è un Paese con una storia recente segnata da trasformazioni profonde e spesso dolorose. Dopo dieci anni di guerra civile (1996-2006) che videro contrapposti i ribelli maoisti e la monarchia, la nazione ha conosciuto l’abolizione del regno e la nascita della Repubblica federale nel 2008. La nuova Costituzione, entrata in vigore nel 2015, ha provato a ridisegnare un assetto politico inclusivo, ma le tensioni sociali etniche e istituzionali non si sono mai del tutto placate. Scintilla e contesto immediato – Il 4 settembre 2025 il governo del Nepal ha imposto il blocco di 26 piattaforme di social media — Facebook, Instagram, WhatsApp, YouTube, X, Reddit e altre — con la motivazione ufficiale di far rispettare nuove regole di registrazione presso il Ministero delle Comunicazioni e Tecnologie dell’Informazione. Per molti giovani, questa misura non è stata tanto una questione regolatoria quanto un attacco alla libertà di espressione. Le piattaforme social non sono solo mezzi informativi o di intrattenimento, ma spazi vitali per studio, lavoro, connessione, attivismo. Protagonisti e organizzazione – Il movimento ha visto emergere come figura centrale Sudan Gurung, presidente di Hami Nepal, un’organizzazione giovanile attiva già da alcuni anni. Emblematico il ricorso a votazioni online per scegliere leader simbolici, a testimonianza di un nuovo modello politico, orizzontale e trasparente, in contrapposizione alle logiche delle élite Motivazioni profonde – Le proteste sono esplose in un contesto già carico. Alla base vi sono problemi strutturali e radicati: – Corruzione sistemica e nepotismo, con scandali frequenti e poche conseguenze reali per le élite. – Disuguaglianza economica e mancanza di opportunità lavorative, che spingono molti giovani a emigrare. – Educazione e infrastrutture carenti, specialmente nelle aree rurali. – Frustrazione per la mancanza di rappresentatività: la Gen Z si sente esclusa dai processi decisionali. Dinamica delle proteste – Le manifestazioni hanno attraversato soprattutto la capitale Kathmandu, con studenti e giovani che hanno riempito le piazze portando cartelli e slogan contro corruzione e immobilismo. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e in alcuni casi armi da fuoco, causando morti e feriti. Sono stati imposti coprifuoco in diverse aree e arrestati numerosi manifestanti. Parallelamente, il movimento ha sperimentato nuove forme di organizzazione digitale, utilizzandopiattaforme come Discord per votazioni virtuali e coordinamento, in un salto generazionale rispetto alle proteste tradizionali. Le richieste della Gen Z – I giovani hanno avanzato richieste precise: 1. Scioglimento immediato del parlamento, ritenuto delegittimato. 2. Elezioni sotto un governo ad interim scelto in maniera trasparente. 3. Riforme costituzionali con partecipazione di giovani e società civile. 4. Indagini serie sulla corruzione e sulle ricchezze accumulate illegalmente. 5. Riforme strutturali in sanità, istruzione, giustizia e creazione di lavoro dignitoso in patria. Effetti politici immediati – Sotto la pressione delle piazze, il governo è stato costretto a revocare il blocco dei social media. Il primo ministro K.P. Sharma Oli si è trovato delegittimato e nuove elezioni sono state annunciate per il 2026. La fragilità della politica nepalese, divisa tra Nepali Congress, Partito Comunista (Maoista Centro) e Partito Comunista (UML), è stata ancora una volta messa in evidenza. Analisi: e ora? – Le proteste della Gen Z in Nepal rappresentano un momento di svolta. Non si tratta soltanto di rabbia giovanile, ma di un movimento che propone un modello alternativo di partecipazione politica, trasparente e inclusivo. La centralità del digitale, la richiesta di legalità e di opportunità concrete, l’emergere di una generazione che non si accontenta di protestare ma prova a organizzare, segnano un nuovo capitolo nella storia politica del Paese. La sfida sarà trasformare questa spinta in cambiamenti concreti, in un Nepal che resta fragile ma strategicamente cruciale, stretto tra India e Cina.